3 atteggiamenti che fanno la differenza

3 consigli per successo

Esistono tre atteggiamenti fondamentali per avere successo nel campo delle referenze. Questi atteggiamenti vanno ad influenzare il modo in cui gli altri vi percepiscono e, di conseguenza, quello in cui si relazioneranno con voi e vi passeranno delle referenze.

#1

Filosofia del Givers Gain: costruite le vostre relazioni pensando a dare agli altri qualcosa di significativo per loro.

Se siete sempre attenti a cercare modi per dare un contributo alle altre persone, riuscirete a costruire delle relazioni di qualità e a migliorare la vostra reputazione. Vi preoccupate di ascoltare gli altri per trovare modi di aiutarli quando fate networking?

#2

La Regola di Platino: trattate gli altri come vogliono essere trattati.

Il Dr. Tony Alessandra, esperto di Stili Comportamentali, ha reso popolare il concetto che si hanno relazioni migliori se si trattano gli altri come loro desiderano essere trattati, in contrapposizione alla famosa Regola d’Oro: trattate gli altri come voi vorreste essere trattati. Comprendere lo stile comportamentale di chi si ha davanti è essenziale per assumere appieno questo secondo atteggiamento. Solamente entrando in sintonia con la persona che avete di fronte e adattandovi al suo stile riuscirete a farla sentire a suo agio con voi. Per fare un esempio semplice, se qualcuno è pieno di energia e molto entusiasta, dategli risposte entusiastiche e intavolate con lui una conversazione veloce e ritmata. Se invece vi trovate di fronte a una persona riservata e tranquilla, abbassate i toni e dilatate i tempi. Pensateci, riuscite a far sentire a proprio agio le persone quando interagite con loro?

#3

Dipende tutto da me: le persone di successo si assumono la totale responsabilità di ciò che fanno.

Dato che le referenze circolano per mezzo di altre persone, è facile cadere nella tentazione di incolpare gli altri se qualcosa va storto e non ricevete delle referenze in cambio di quelle che avete passato, oppure le referenze non vengono trattate come voi vorreste. Se adottate l’atteggiamento “È tutta colpa mia”, diventerete più proattivi nel mettere gli altri nelle condizioni di passarvi delle buone referenze. Assicurandovi che gli altri siano motivati e sappiano come ricambiare le vostre referenze, insegnate loro come gestire le referenze in modo da proteggere la vostra relazione e trasformare le referenze in business.

Si può anche dire di no ad un caffè

coffee-networking

Un mio collega ha postato un articolo sul suo profilo Facebook nel quale l’autore spiegava per quale ragione non accetti mai inviti a prendere un caffè. La questione ha attirato un certo numero di commenti sia sul suo profilo, sia sull’articolo originale. Le persone si sono indispettite di fronte all’audacia con cui l’autore ha dichiarato di non accettare inviti proprio da nessuno. C’erano i classici commenti in stile Givers Gain “non sai chi conosca quella persona”, e altri simili. Che persona ingenerosa!

Per quanto mi riguarda, io sono dalla sua parte!

Io penso di essere utile quanto chiunque altro. E, dopo tutto, “conoscermi significa amarmi”. Ma ci sono anche altre questioni da considerare, la prima e più importante per me è che dobbiamo fare le cose con uno scopo. Troppo spesso, accettiamo di andare a prendere un caffè con qualcuno perché ci sentiamo obbligati. I manuali ci insegnano che non bisogna mai mangiare (o bere un caffè) da soli. Ci dicono che tutto quello che si fa poi torna indietro. Per questo diciamo sempre di sì. Ma è davvero la cosa più intelligente da fare per il nostro business?

Il nostro tempo e le nostre risorse non sono illimitate, perciò dovremmo darci delle regole da seguire quando pensiamo di organizzare un incontro con qualcuno. L’autore dell’articolo ha redatto le proprie regole ed è stato aspramente criticato per questo. Se fossi stato il suo business coach, io gli avrei fatto un applauso. Forse la sua politica è un po’ troppo rigida, ma almeno lui ha uno schema a cui attenersi nel decidere se organizzare un meeting oppure no.

All’interno del mio gruppo di networking, molte volte si prende un caffè con gli altri membri per conoscerli meglio. Questa è una buona cosa: per essere buoni membri e dare il proprio contributo, bisogna conoscersi.

Altri meeting, però, sono proposti da persone conosciute a degli eventi di networking. Alcuni di questi possono sembrare molto interessanti, altri meno. Nel secondo caso potete agire in diversi modi per gestire la situazione. Ad esempio, potete proporre un primo incontro telefonico anziché di persona. Così peserà meno sul vostro calendario e potrete trovare facilmente uno spazio. Un’altra possibilità è invitare la persona in questione ad un meeting che avete già in programma con altri professionisti, ad esempio una riunione del vostro gruppo di networking, un pranzo di lavoro o un dopo-cena, in cui avrete occasione di parlare un po’ di più.

C’è un’altra questione che dovete considerare. Mentre in generale si cerca sempre di andare alla ricerca di situazioni vantaggiose per entrambe le parti quando si tratta di business, in certi casi capita di ritrovarsi nella condizione di fare qualcosa che va a favore solo degli altri. Non c’è nulla di male in questo, è certamente un atteggiamento encomiabile. È come lavorare pro-bono, però, bisogna quindi sempre capire fino a che punto possiamo permetterci di farlo.

È importante essere generosi, ma lo è anche avere un proprio scopo. Il networking che funziona è quello basato su obiettivi chiari. Valutate con intelligenza i meeting che mettete in agenda!

Sfruttate le vostre capacità!

marketing sfruttare risorse

Quando pensate a come motivare le persone affinché vi passino delle referenze, prendete in considerazione l’idea di introdurle nei vostri canali di vendita, o ricompensarle per le cose buone che hanno fatto per voi nel modo che preferite: sfruttate le vostre risorse!

Quando si parla di un imprenditore siamo abituati a pensare che il business e la vita privata debbano rimanere totalmente separati. Sono d’accordo sul fatto che ci sono molte occasioni in cui è bene “spegnere” il proprio business, ma per un imprenditore la propria principale risorsa è se stesso con il proprio patrimonio, non solo a livello di denaro.

Ad esempio, un mio collega, prima di entrare nel mondo del coaching con il Referral Institute, era uno chef. Si rivolgeva ad una nicchia particolare, poiché lavorava principalmente sugli aerei privati. Volando in giro per tutto il mondo ha avuto la possibilità di incontrare e cucinare per molti leader mondiali nel campo del business come Bill Gates e Paul Allen, rock star come Paul McCartney, Elton John e Tina Turner, quattro presidenti USA e una first lady.

Tuttora queste esperienze rappresentano una grande risorsa per lui. Può usare le sue capacità e le sue conoscenze per organizzare cene, durante le quali è facile che gli vengano presentate persone nuove. Pensateci, se voleste fargli delle referenze, invitereste un potenziale cliente a bere un caffè con lui per parlare di coaching, oppure cerchereste di sfruttare il fatto che si tratta di un ex chef di alto livello e gli proporreste di andare a cena a casa sua o a casa vostra, per gustare del buon cibo cucinato da lui e parlare anche un po’ di affari?

Allo stesso modo può essere lui ad organizzare delle cene per presentarvi dei potenziali clienti. Il suo esempio vi insegna che potete usare le vostre capacità per ricompensare le persone che fanno qualcosa per voi, potete collaborare con chi desidera farvi delle referenze, indicandogli la strada più facile. Ci sono infinite possibilità. Le vostre competenze sono la vostra principale risorsa da mettere a frutto per voi stessi, per il vostro network e per chiunque altro incontriate.

Tutti noi abbiamo delle risorse. Nel caso del mio collega si tratta di un dono per la cucina, nel caso di un altro potrebbe essere una barca per andare a pesca, o dei posti riservati allo stadio, o la passione per il giardinaggio. Tutte queste sono ottime risorse che permettono di coinvolgere gli altri e di fornire loro un “qualcosa in più”. Si tratta di cose che fate perché le amate, non vi costano fatica, perciò perché non utilizzarle anche per il vostro business? È sicuramente un modo per lavorare più piacevolmente e risparmiare un sacco di tempo, poiché non dovete fare niente di più di ciò che fate normalmente.

Dunque, cosa aspettate ad “organizzare la vostra cena”?

Perseguire un bene superiore per vivere meglio

vivere meglio perseguire un bene superiore

Tutti noi lavoriamo per fare profitti. Ma se questo è il nostro motore principale nel fare business, diventiamo dei mercenari di questo processo. Io credo che si dovrebbe perseguire un bene superiore rispetto al semplice fare profitti. Infatti, io penso che il business possa essere onorevole, perché può fare la differenza nella vita di singoli individui e di intere comunità.

La piccola impresa è il motore che spinge molte economie del mondo. I business di piccole dimensioni non hanno le stesse risorse delle grandi corporation, eppure, se si riuniscono in una rete, possono creare qualcosa di più grande della somma delle singole parti. Le collaborazioni ben studiate, basate su sistemi e strategie efficaci, possono portare al successo anche le piccole imprese.

I valori fondamentali sono ciò che rende stabile una cultura. Non è mai troppo tardi o troppo presto per pensare ai vostri valori principali nel fare business e nella vita.

Qui ci sono i miei:

  1. La filosofia dei Givers Gain: tutto ciò che si fa, poi torna indietro
  2. Costruire relazioni significative
  3. Continuare ad imparare sempre
  4. Tradizione + Innovazione
  5. Atteggiamento positivo
  6. Responsabilità

Io credo che sia possibile vivere meglio se si persegue un bene superiore. I valori fondamentali che ho provato ad applicare nella mia vita e nella mia carriera mi hanno aiutato a creare una cultura della collaborazione nel campo del business. Questo approccio non è solo un ottimo modo per trovare degli affari, ma anche per concluderli!

7 consigli di networking per principianti

7 consigli per networking

Credo che la cosa più importante per chi comincia a fare networking sia individuare a quale tipo di gruppo di networking o organizzazione sia più adatto. All’inizio potrebbe essere sfiancante, perché avere successo nel networking richiede molto impegno e certamente nessuno di voi desidera far parte di un gruppo che non gli si addice. Perciò, se siete dei neofiti e non sapete bene a quale gruppo dedicare il vostro tempo e i vostri sforzi, eccovi 7 consigli che vi aiuteranno a capire in quale direzione andare:

  • I network a contatto intensivo sono gruppi che si riuniscono settimanalmente con l’intento primario di scambiarsi delle referenze. I loro incontri generalmente sono ben strutturati e comprendono momenti di open networking, una piccola presentazione di ciascun membro, presentazioni più dettagliate di uno o due membri alla volta e del tempo per scambiarsi referenze professionali.
  • Le organizzazioni di volontariato danno la possibilità di avere un tornaconto nel vostro business, fornendovi contatti di valore e aiutandovi nelle PR se siete all’inizio. Possono essere ottime fonti di passaparola.
  • Ricordate che il motivo per cui frequentate un’associazione di professionisti è far parte di un’organizzazione che contiene potenziali clienti o mercati di riferimento.
  • Le organizzazioni imprenditoriali femminili sono state d’esempio per plasmare la natura delle organizzazioni di networking dei giorni nostri. Molti gruppi si sono formati come autentici gruppi di networking: i membri sono lì per fare rete, tutto il resto è secondario.
  • Non lasciate che sia la sorte a decidere dove spendere il vostro tempo e i vostri sforzi. Se avete degli associati, dei partner, o degli impiegati, prendete in considerazione la loro partecipazione quando decidete a quali gruppi dedicarvi.
  • Quando valutate un gruppo, cercate di capire quando e dove siano le riunioni e segnatevi in agenda qualche meeting a cui partecipare nelle settimane successive.
  • Per ogni gruppo considerate questi aspetti: Da quanto esiste? Qual è la filosofia di riferimento dell’organizzazione? Quanti membri ha? Quanto è forte il loro senso di appartenenza? Quali sono i costi rispetto ad altre forme di marketing? Ogni quanto ci si riunisce? Come si sentono i membri rispetto al gruppo? Qual è la vostra impressione generale?

Questa settimana provate ad identificare un gruppo a voi adatto e a partecipare ad uno dei suoi incontri.

Lavorare troppo è inutile

business vision

È totalmente inutile, a meno che non sappiate esattamente per cosa state lavorando. La maggior parte degli imprenditori che ho incontrato lavorano di giorno, di notte, nel weekend e durante le vacanze. E lo fanno anche volentieri. Quindi, che c’è di male, vi chiederete?

Il problema è che molti di loro lavorano senza avere una chiara visione di dove vogliano arrivare, di conseguenza si ritrovano trasportati dove la vita li porta, invece di raggiungere la meta che desiderano. Qualche volta hanno fortuna e questo sistema funziona, ma altre volte finisce male.

Quello di cui sto parlando è la necessità di avere una visione ben articolata del proprio business e della propria vita, perché per gli imprenditori si tratta di due sfere inscindibili. Avere ben chiaro dove si desideri arrivare in 5 o 10 anni consente di avere qualcosa su cui tenere gli occhi ben puntati. È un modo di restare sempre motivati e tirare avanti nelle giornate più dure. È una cosa molto importante anche per le persone che lavorano per voi e quelle che sono interessate a ciò che fate, perché permette loro di sapere che hanno un posto nel vostro mondo. Se gli altri sanno dove volete andare e credono nella vostra visione, quelli che davvero tengono a voi saranno decisi ad aiutarvi nel raggiungere il vostro obiettivo.

Come disse Re Salomone: “quando non c’è una visione la gente muore”. Non ha detto “la gente passa dei brutti momenti”, ha detto proprio “la gente muore”! Mi sembra una questione piuttosto importante.

Quanto tempo spendete a chiedere alle persone di fare del business con voi in vari modi? Se vi dedicaste semplicemente a condividere la vostra visione, i vostri veri sostenitori vi aiuterebbero ad arrivare alla meta. Non sarebbe un aiuto enorme?

È chiaro che avete bisogno di avere una visione piuttosto articolata per voi, le vostre famiglie, i vostri dipendenti e tutte le altre parti interessate. La vostra visione deve includere elementi come l’azienda, i clienti, lo staff, la comunità, i venditori e tutti coloro che rivestono un ruolo importante nel vostro mondo.

Durante i nostri percorsi formativi dedichiamo sufficientemente tempo a questo importante argomento per dare la possibilità ad ogni partecipante di sviluppare e/o perfezionare la propria visione.

Non basta una qualifica professionale per essere veri professionisti

shiv khera

Questa settimana vi propongo un famoso aneddoto di Shiv Khera, autore, formatore e business consultant, fondatore di Qualified Learning Systems USA, a proposito del valore della propria professionalità.

Sei anni fa a Singapore presi un taxi e diedi al conducente un biglietto da visita, affinché mi portasse all’indirizzo riportato su di esso. Arrivati alla destinazione, il taxista fece un giro attorno all’edificio prima di lasciarmi davanti all’entrata. Il tassametro segnava 11 dollari, ma lui ne volle solo 10. Io gli feci notare che il tassametro segnava 11 dollari e chiesi come mai volesse prenderne solo 10. Mi rispose: “Signore, io sono un taxista, il mio lavoro è portare le persone dritte a destinazione. Dato che non conoscevo esattamente il luogo di arrivo, ho dovuto fare un giro attorno al palazzo, se l’avessi portata subito a destinazione il tassametro avrebbe segnato 10 dollari. Perché dovrebbe essere lei a pagare per la mia ignoranza?”

Continuò: “Legalmente potrei chiederle 11 dollari, ma eticamente me ne spettano solo 10. Singapore è una destinazione turistica e molte persone vengono qui solo per tre o quattro giorni. Dopo aver passato i controlli per entrare nel paese, la prima esperienza che fa chi viene qui è prendere un taxi e, se non è positiva, probabilmente non lo saranno neanche i tre o quattro giorni successivi.”

Aggiunse poi: “Io non sono semplicemente un taxista: sono un Ambasciatore di Singapore senza passaporto diplomatico.”

Probabilmente quell’uomo non aveva nemmeno finito le scuole, ma secondo me si è comportato da vero professionista. Il suo atteggiamento ha riflesso il suo orgoglio nel fare il proprio lavoro e il suo carattere. Quel giorno ho imparato che serve più di una qualifica professionale per essere veri professionisti.

 

E voi? In che modo potete accrescere la vostra professionalità?